Mercato, Globalizzazione e Società

Per Non Confondersi nelle Masse

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2008
13
Feb

Capitalismo oggi: la quarta religione monoteistica

di Giacomo Zeni



Se ricordate l’articolo “Un bene per tutti: la cultura economica” citavo i proclami dei personaggi di spicco della politica che, proprio per la demagogia che essi contenevano, erano palesemente falsi e nonostante questo raccoglievano consensi a furor di popolo. Qualche giorno fa, il primo giorno di campagna elettorale, sento parole del tipo “abbassare le tasse si può” e poi “alzare i salari si può”. “Bene!” mi sono detto “Siamo alle solite”.

Sì perché quando si è al governo, quindi già eletti, non si fa altro che dire che ci dovranno essere lacrime e sangue, che non c’è spazio per questa riduzione (delle tasse) o per un innalzamento di quell’altro (salari, che sono fermi dal 2000), ma se per caso cade il governo, e si va tutti in campagna elettorale, ecco che rispuntano i margini per illudere quei poveri di elettori, che poi siamo noi. Sono scandalizzato. In Italia, e non mi stancherò mai di dirlo, c’è da affrontare un serio e drammatico risanamento della spesa, e poi, con il tempo, attuare piani di riduzione delle tasse. Tutto il resto sono falsità. Null’altro. Ma c’è un altro nemico, subdolo come pochi, che mette a repentaglio il concetto stesso di libertà e di democrazia.

LA QUARTA RELIGIONE

Se l’Italia sta passando un periodo così nero della propria storia, dal punto di vista economico finanziario, è però colpa non solo dei soliti noti costi della politica (il presidente della Provincia di Bolzano guadagna più del Presidente del Consiglio. Un presidentucolo di una provinciucola di poche migliaia di persone che guadagna di più di chi deve governare un paese di quasi 67 milioni di persone??) e della mafia, eccetera eccetera, ma anche di una nuova religione, o un credo, che ormai da decenni sta conquistando paese dopo paese, facendo proseliti e sudditi, conquistando governi ed intere comunità. Una religione che, da quando sono caduti i bastioni, o i muri, delle ultime economie comuniste, sta dettando le sue regole, o non-regole. Una religione che io definisco la “Quarta Religione Monoteistica” (includendo le tre più importanti Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo ed escludendo solo per motivi di praticità Zoroastrismo e Bahaismo, altre religioni monoteistiche) cioè il Capitalismo Economico nella sua peggiore espressione cioè quell’“Anarco Liberismo”, il liberismo senza regole, che tanti problemi sta creando in tutto il mondo sia industrializzato che in via di sviluppo.

Non fatevi ingannare dalle parole, non sono certo uno che crede nel socialismo reale, o peggio, nel comunismo. Sono un liberista convinto, convinto che il benessere si crei con una sana e libera concorrenza, che amplifica le potenzialità della persona e che premia la meritocrazia. Questo, però, è il liberismo ideale, ma non è il liberismo che abbiamo imparato a conoscere in questi decenni. L’”Anarco-liberismo” di questi decenni ha perso un punto di vista fondamentale cioè il “primato dell’uomo”. Se nel liberismo economico si applica l’esclusione in modo “darwiniano” di chi non può reggere il confronto, viene meno quel principio di centralità della persona a scapito di altri “idoli” come il potere ed il denaro. Il che, dato che la stragrande maggioranza delle persone ne è per forza di cose esclusa, data la scarsità degli “idoli” in oggetto, non è certo una cosa piacevole.      

PERCHE’ RELIGIONE?

Quando parlo di “religione del libero mercato” mi affido a ciò che comunemente viene usato per spiegare la religione come visione della vita:

“Una serie di credenze, un sistema di regole di comportamento, una concezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e, in generale, una certa "visione del mondo".

Ora, partendo da questa definizione non v’è dubbio che anche l’”anarco liberismo” possa definirsi una religione a pieno titolo in cui, purtroppo, il sistema di regole, la concezione di giusto e sbagliato e la visione del mondo è monocolore. Il colore del denaro. Ed ecco perché parlo di una religione “monoteistica”. Adam Smith, il grande economista, teorizzava, è vero, il mercato come un insieme di egoismi e di avidità individuali, in cui l’unica regola era quella mano invisibile che regolava i flussi di domanda e offerta per convogliarli in un bene comune, tuttavia la base delle sue teorie era una società fortemente regolata in senso morale. Oggi, invece “l’egoismo individuale senza regole né etica non è più una virtù, ma un peccato disgregante e distruttivo” (G. Rossi). Ecco che non solo il singolo, ma anche gli Stati e il concetto stesso di Democrazia, vengono messi in serio pericolo da questa nuova religione a cui tanti si affidano per convenienza o per pigrizia di pensiero.

Guido Rossi, parla di un “ritorno alle origini” in cui il controllo sociale è demandato al più forte, che un tempo era il più violento. Così era in origine, ma una società civile non si basa sulla violenza, ma su un impianto di regole fatte per tutelare le libertà degli individui anche e soprattutto i più deboli. Oggi le regole scompaiono a scapito di quello che Rossi definisce “contrattualismo”. Siamo giunti in un’epoca in cui, sempre secondo Rossi, “le regole dell’economia risultano superiori alle regole del diritto. Il diritto segue l’economia, e la segue in modo spesso scriteriato. Se pensiamo alle crisi finanziarie che hanno colpito anche i risparmiatori italiani e quali ne sono i risultati, ci rendiamo conto di come il diritto sia incapace di risolvere i problemi che si sono creati”. Il “contrattualismo” altro non è che la svalutazione della regola giuridica, una ideologia in cui i “comportamenti sono affidati ai singoli, alla loro volontà e alla loro libertà, senza bisogno di un legislatore, una organizzazione, uno Stato”. Ed è ovvio come, in uno stato di auto-regolamento, il più forte, finanziariamente e politicamente, vinca sempre. Questa continua e invadente frantumazione delle regole consente di poter tenere comportamenti che fino a pochi decenni fa venivano condannati non solo dalla giustizia ma anche dall’opinione pubblica. Pratiche come il “transfert pricing”, le pratiche al limite dello sciacallaggio dei “fondi locusta”, la progressiva perdita dei diritti di possesso del “copyright” a causa di Internet, la depenalizzazione di certi reati amministrativi e, ultimamente, quell’indulto che non solo ha aperto le carceri, ma ha anche sanato tutti i reati di tipo finanziario non depongono certo a favore dell’osservanza delle regole. Stiamo tornando alle origini, in quel periodo cioè in cui è la legge del più forte, oggi si può leggere anche il più furbo, che finisce per prevalere.

IL PARADOSSO CAPITALISTICO….

C’è però un paradosso nel capitalismo odierno. Se da una parte si invocano più libertà, la famosa “deregulation”, per avere maggior indipendenza e potere in un rapporto di tipo “contrattualistico”, dall’altra si invoca la protezione dello Stato perché si ponga come garante per il rispetto delle regole, non sue, ma del contratto. Ecco dunque aggiungersi alla già intricata giungla del diritto nuovi ordinamenti, circolari, leggi e leggine. Dunque “il paradosso del sistema capitalista è diventato quello di un’economia soffocata da un numero pressoché immaginario di norme legislative, ma in realtà governata da regole che i principali attori del sistema di volta in volta scelgono, a seconda delle proprie convenienze, nascondendosi dietro lo slogan dalla libertà contrattuale”. Tali considerazioni inserite in un’economia di mercato, che già di per sé non è affatto altruista, rende la posizione dei più deboli ancora più vulnerabile a scapito dei grandi interessi.

….E I CODICI ETICI

E’ sintomatico, in un ambiente senza regole certe, che vi sia una forte tendenza all’autoregolamentazione tramite la produzione di “codici etici”, una sorta di statuto “morale” che obbliga, almeno moralmente, la persona ad agire in un certo modo. Quando nascono troppi codici etici, si ha lo “sgretolamento del diritto, del dominio delle regole”. Il codice etico è di per sé un succedaneo del diritto senza per altro averne valore giuridico. Perché si ricorre ai codici etici? Proprio perché manca la guida comportamentale definita dal diritto. E non solo in ambito economico, si badi bene, ma la frantumazione delle regole esiste in ogni ambito e allora codici etici per la ricerca sulle cellule staminali, in politica, nelle varie professioni ecc. Ecco dove siamo arrivati. “Dove esiste un valore, deve esistere anche un diritto” prosegue Guido Rossi, ma con la globalizzazione si è ampliata ulteriormente la frantumazione addirittura a livello internazionale, facendo venir meno le sovranità giurisdizionali locali a scapito di un vuoto legislativo che ingloba tutto, compresa la nostra libertà di espressione e la nostra privacy. E nessun codice etico può garantirci meglio di una buona legge.

E LA POLITICA?

Ci potremmo anche chiedere che fine ha fatto al politica, soprattutto perché siamo, o dovremmo, essere in una socialdemocrazia in cui è la politica, quella con la P maiuscola, che dovrebbe dare tempi e modi dello sviluppo economico. Rossi scrive a tal proposito che “nei rapporti fra politica ed economia la prima ormai non indirizza più la seconda, le obbedisce senza discutere”, e poi prosegue “il nuovo peso e il nuovo ruolo pubblico dell’economia hanno generato una riedizione particolarmente sgradevole, e pericolosa, di quel “laissez-faire” (lasciar fare al solo mercato) al quale Keynes aveva ottimisticamente decretato la fine già nel 1926”. Ora si capisce perché dopo lo scandalo Parmalat non ci siano state leggi a tutela dei piccoli risparmiatori contro i poteri forti (le banche), si capisce perché è stato fatto un indulto anche per i reati amministrativi e finanziari, e si capisce anche perché nel boom della new economy siano entrate in borsa società che già tutti sapevano inconsistenti dal punto di vista patrimoniale, quindi solo per creare una bolla speculativa indovinate ai danni di chi? E si capisce perché le società più irregolari del mondo, le società calcistiche italiane, siano state quotate in borsa, e si capisce perché qualche alto esponente politico gioiva dicendo “Allora? Abbiamo una banca?”, avvalorando l’assioma potere economico uguale potere politico, e si capisce anche perché tra il tanto parlare, di qua e di là, non ci sia ancora una buona legge sul conflitto di interessi.   

 

ABBASSARE LE TASSE, ALZARE I SALARI, TOGLIERE L’ICI……ECC……..ECC…

Ma torniamo all’inizio. Ciò che sembrava un inizio fuori tema rispetto al resto della trattazione entra, dopo questa breve discussione, drammaticamente in campo. La presa, la conquista del potere politico, a qualunque costo, con proclami inattuabili, altro non è che una ricerca di ambire a toccare il regno dorato dei poteri forti guidati da coloro che Federico Caffè definiva “gli incappucciati”. Ecco che, di nuovo, il piccolo, inconsistente cittadino, armato del suo singolo voto diventa un oggetto da farsi amico, da circuire, da conquistare. Poco importa se si raccontano propositi irrealizzabili, il fine, come abbiamo visto, è ben altro……..

 

Grazie dell’attenzione (e della pazienza) e alla prossima.

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6 Commenti a “Capitalismo oggi: la quarta religione monoteistica”

    Stefania1970 scrive:

    Buon Giorno Giacomo, anche un cittadino pieno di buona volontà e cultura economica resta intrappolato fra problemi burocratici,tasse e balzelli vari.Quando mi lamento,qualcuno non vuole,dicono che devo amare il mio Paese.Invece io non resisto,mi guardo attorno,vedo che,tanto x fare un esempio,anche in Croazia si sta meglio, non ho paura di ammetterlo.Compro le scarpe dai cinesi e me ne frego..io non guadagno mica come il presidente del consiglio. E poi non comprerei certo azioni italiane, ma


    Stefania1970 scrive:

    azioni dei Paesi dell’Est. Una società fortemente regolata in senso morale? Che bel sogno. Forse in questo caso si potrebbe provare a salvare l’Italia.
    ciao
    Stefania


    Vittoria Nervi scrive:

    A proposito del piccolo, inconsistente cittadino
    propongo di spostare l’ottica alla saggezza che scaturisce non dai singoli, bensì dalla massa
    Mi permetto di suggerire una lettura stimolante di James Surowiecki,esperto di economia,che sotiene che più probabile che la soluzione a un dato problema venga fornita da un eterogeneo gruppo di persone che non da un solo individuo o da pochi individui accomunati da stessi.
    grazie per le tue riflessioni ;-)

    http://www.fusiorari.it/surowiecki.htm


    marco scrive:

    trenta anni fà nella piazza di marrakech un ragazzo mi disse: qui siamo tutti musulmani.
    Risposta: Appena arrivano i soldi anche quì non crederete piu a nulla.
    Oramai l’unico valore con cui si misurano le persone è il loro conto in banca come si fanno i soldi oramai non conta nulla.
    Una volta il capitalismo era frenato da morale religione nazionalità
    Ora l’impiegatino di banca vuole vendere i derivati a mia mamma che ha 82 anni e non si vergogna nemmeno, il tutto per una misera provvigione.


    marco scrive:

    e poi se ne sarebbe anche vantato con i colleghi
    La parte del capitalismo che secondo mè assomiglia di più ad una nuova religione è la parte finanziaria Banche assicurazioni gestori di fondi ecc. sempre alla ricerca di nuovi sistemi per speculare tanto se non va bene i costi li scaricano su di noi vedi parmalat argentina e mutui americani
    mala tempora currunt


    L'autore scrive:

    Vittoria mi sono segnato il libro consigliato, consigliato da te è certo da tenere in profonda considerazione.
    Marco, quando Federico Caffè, economista da me molto ammirato, che scriveva sul Manifesto, parlava degli “incappucciati” alludeva proprio a banche e assicurazioni ecc. che hai tirato in ballo.
    Stefania, purtroppo il nostro è solo un sogno……
    Grazie a tutti.


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